Giovanni Costantini
echi

Francesco Erle: «Sopravvissuti, canteremo il nostro diario»

Il direttore della Schola San Rocco presenta il concerto di sabato 3 luglio, il primo della rassegna Monteviale in musica. E racconta i mesi del Covid nella prospettiva di un coro che ha saputo sopravvivere.

«Sarà come leggere il nostro diario di bordo, raccontare cosa abbiamo fatto durante la tempesta, come l’abbiamo attraversata e come siamo sopravvissuti.»
È un’immagine poetica quanto spontanea quella che esce dalla voce di Francesco Erle, il maestro della Schola San Rocco, nel presentare il programma musicale che proporranno a Monteviale (VI) in concerto la sera del 3 luglio. Voce trafelata dai passi che lo conducono dal Teatro alla Fenice alla stazione dei treni di Santa Lucia. Voce felice che è tornata a cantare e far cantare, dal vivo.
«Sono a Venezia per il Conservatorio, abbiamo una collaborazione col Teatro, si chiama “opera studio”, una bella occasione per gli studenti.»
La bella occasione è già tornare a poter cantare…
«Sì, questa è davvero la buona notizia!»
Con la Schola lo farete intonando Gabrieli, Lotti, Haydn, Mendelssohn, Elgar e Pärt. C’è un po’ di tutto; qual è il filo conduttore?
«Il filo conduttore è la nostra storia, è la storia della Schola San Rocco, un gruppo che al proprio interno accoglie professionisti e amatori, che ha bisogno di studiare e che è cresciuto studiando. Poi è arrivato il Covid: è stata dura crederci dopo la seconda cancellazione del Lobgesang col maestro Schiff (Schola San Rocco è il coro di riferimento di András Schiff quando passa da Vicenza per Omaggio a Palladio, ndr), abbiamo proseguito online riprendendo le nostre caratteristiche base del cantare insieme. Questa è la cosa più sincera che posso dire. Dopodiché la vastità del repertorio è sempre stata una cifra della Schola San Rocco.»
Canterete all’aperto, non è facile…
«Per la voce, lo studio all’aperto fa molto bene, ma per i concerti è terribilmente impegnativo. Devo dire che però preferisco così piuttosto che con mascherina e questo è già motivo di sollievo. Anche oggi, vedere i coristi in Fenice che cantano con la mascherina, è una vera sofferenza. Ben venga il concerto all’aperto!»