Filippo Lovato
d'altroCanto

Fase 2: anti-Covid e anti-Cult

Certo è che qualcosa non torna, riguardo alla Fase 2 di contrasto all’epidemia Covid 19.
In un grande stanzone si può lavorare anche per tutta la giornata, posto che siano osservate le distanze previste e vengano rispettati i protocolli di sicurezza. Pensiamo ai call center: alcuni non hanno mai chiuso, anche se, ovviamente, non erano a pieno carico. Invece in un teatro o al cinema, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza e osservando il distanziamento previsto, non ci si può stare neanche per due ore, il tempo di un concerto, di uno spettacolo o di una proiezione.
In questo primo scorcio di Fase 2, evidentemente di cultura non se ne parla.
E nemmeno di culto, se le stesse norme di prevenzione che sembrano tutelarci sul posto di lavoro, non ci tutelano a messa, che supera di rado l’ora di durata.
Neanche l’acculturamento sembra una priorità, se è vero che in Danimarca e Norvegia le scuole hanno riaperto e che Germania e Francia si stanno accingendo a farlo, ma in Italia no. Da noi tutti promossi e arrivederci a settembre. Perché?
La logica pare essere un po’ questa: si accettano rischi solo se si tratta di avviare la macchina produttiva del Paese. Per il resto, meglio aspettare.
Se ne può dedurre che: 1) distanze, mascherina e guanti non sono una barriera invulnerabile, sono un compromesso del tipo “che senso ha che sopravviva al Coronavirus, se poi muoio di fame?”; 2) gli spettacoli sono sacrificabili (questo ormai non stupisce più nessuno), il culto religioso anche (questa è una novità), e pure la scuola. All’efficacia della didattica a distanza, evidentemente, in barba agli sforzi degli insegnanti, si crede poco, dal momento che si è deciso di promuovere tutti.

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